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Indirizzo
via Fontana 2
Rubiera
Reggio Emilia
Emilia-Romagna
42048
Italia


Uno dei più importanti ospedali per pellegrini che sorgevano fra Secchia ed Enza lungo il corso della via Emilia era proprio quello di Rubiera. Sorto all’incrocio fra la strada ed il fiume, l’ospizio fronteggiava il passaggio continuo di pellegrini e viandanti sulla via Emilia, ma anche lungo l’altro importante asse viario che, correndo parallelo al corso d’acqua, portava a Sassuolo ed a Frassinoro ed attraverso i passi appenninici anche a Lucca ed a Roma.

Da Rubiera passavano in molti. Il più antico ospedale per pellegrini, gestito da una piccola comunità di benedettini, esisteva forse già nel 1179; sorgeva a ridosso del centro abitato, in direzione del fiume, fuori dalla porta orientale. In occasione però della “tagliata” imposta dal Duca Alfonso I d’Este nel 1523, questa struttura venne distrutta. La nobile famiglia Sacrati, subentrata come patrocinatrice dell’ospedale, ne curò la ricostruzione, su un terreno di sua proprietà, a nord del paese, vicino al fiume e dove il guado era più facile. Si progettò così un complesso rinascimentale di grande impatto, prestigioso per la committente.

I lavori iniziarono nel 1531, affidati all’opera del maestro in architettura Gian Battista Ceretti di Modena e dei maestri muratori Gaspare e Giovanni Pelli. I lavori procedettero con alacrità tanto che nel 1537 cominciò la costruzione della chiesa che venne affrescata nel 1543 con un ciclo di pitture e decorazioni da Benvenuto Tisi detto il Garofalo, uno dei pittori più famosi della corte di Ferrara. L’Ospitale dedicato a S.Antonio era per l’epoca un edificio enorme e innalzandosi nella pianura era visibile anche da molto lontano. L’ospizio offriva l’ospitalità di una notte e di un solo pasto ai pellegrini ed ai viandanti. Chi non poteva fermarsi riceveva un po’ di pane o qualche capo di vestiario. Per gli ammalati funzionava un’infermeria ed era fornita anche l’assistenza religiosa. Importante era poi la possibilità di attraversare il fiume, l’ospedale infatti deteneva i diritti sul passaggio del Secchia che funzionava giorno e notte e che garantiva gratuitamente solo ai poveri, ai pellegrini e ai religiosi.

L’ospitale elargiva in giorni e periodi stabiliti elemosine che diventavano quotidiane in tempi di carestia. L’ospitale seppur con alterne vicende, mantenne la sua funzione fino al 1768 quando in duca di Modena Francesco III soppresse tutti gli ospedali del suo Stato. I Sacrati offesi se ne andarono e cominciò la decadenza dell’edificio che venduto al conte Greppi di Milano venne trasformato a fattoria, creando stalle, abitazioni e magazzini. Passata di mano in mano la Corte di Rubiera, così viene chiamata, continuò a degradarsi, finché l’edificio venne acquistato dal Comune di Rubiera che ne iniziò il restauro, ora terminato, che restituisce alla comunità l’importante complesso storico. I fabbricati, di eccezionale valore monumentale, si articolano con un impianto quadrangolare comprendendo il corpo principale, su due livelli, ed i fabbricati di servizio.

La facciata verso ponente mostra un paramento murario in laterizio con sola ornamentazione del cornicione in cotto di punta ed a martelletto. La chiesa è ad una sola navata in volto a crociera a sesto ribassato ed abside pentagonale. Vi rimangono ancora molte parti degli affreschi del Garofalo anche se, per concessione della contessa Margherita Opizzoni vedova Greppi, il modenese Antonio Boccolari nell’ottobre del 1804 poté strappare dal muro ben16 pezzi tra grandi e piccoli dell’opera del pittore. La torre campanaria è bassa e massiccia, sostenuta da quattro arcate a tutto sesto formanti un portico a volta a crociera. Gli ambienti funzionali all’attività dell’ospizio quali refettori e dormitori sono disposti intorno all’ampio cortile centrale con porticato a crociera sostenuto da 36 colonne. Sono ancora notabili i bellissimi e vari semicapitelli in arenaria.

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