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Indirizzo
piazza Rossini 1
Bologna
Bo
Emilia Romagna
40126
Italia


Nel 1802 la Municipalità di Bologna fece il progetto di un Liceo Musicale cittadino, da collocare nel convento di S. Giacomo affiancato alla chiesa omonima: la nuova scuola doveva insegnare composizione, pianoforte, canto, violino e viola, violoncello e contrabbasso, oboe e corno inglese, mediante sei insegnanti fra i quali il compositore Stanislao Mattei (incaricato anche della gestione dell’archivio), il compositore Giovanni Callisto Zanotti destinato alla tastiera, il compositore e cantante Lorenzo Gibelli destinato al canto; nei locali di sette aule per tre giorni alla settimana dalle nove di mattina all’una di pomeriggio.

E fu così che lunedì 3 dicembre 1804 si aprì il fiammante Liceo Filarmonico di Bologna, il nucleo primo del futuro Conservatorio “Giambattista Martini”.
Nel 1839 una commissione speciale stabilì un nuovo regolamento: 12 le materie, non più di 90 gli iscritti (e preferibilmente bolognesi), un certo obbligo agli insegnanti di stabilirsi e starsene in città, e assoluto bisogno di un “consulente perpetuo onorario”. Fu Gioachino Rossini, il più grande operista italiano dell’epoca che a Bologna era tornato a vivere da qualche anno dopo aver smesso di comporre per le scene. Per dieci anni Rossini illustrò la vita del Liceo, con la sua passione per la musica tedesca, con l’ottima idea di chiamare alla cattedra di pianoforte Stefano Golinelli (il “Liszt italiano”), con l’idea invero originale di chiamare alla direzione Gaetano Donizetti (che tuttavia non poté accettare).

A cavallo fra Otto e Novecento, ecco poi tre direttori che erano anche validi compositori e artisti anche altrimenti attivi in città: prima Luigi Mancinelli (1881-86), poi Giuseppe Martucci (1886-1902), quindi Marco Enrico Bossi (1902-11). Mancinelli alzò il numero delle materie a 19 (anche con storia e analisi musicale), istituì la classe di arpa, stese un nuovo regolamento; Martucci offrì agli allievi di canto l’opportunità dell’arte scenica, a tutto l’istituto un orientamento sinfonico-wagneriano che era in linea con la fama di Bologna, alla sua carica e persona un energico aumento di stipendio (da 5000 a 8000 lire); Bossi fece pagare meglio tutti gli insegnanti, alla classe di contrappunto chiamò Luigi Torchi e a quella di musicologia il bibliotecario Francesco Vatielli, e nel 1908 ritenne che ormai fosse il caso di emanare un nuovo regolamento.

Nemmeno in seguito mancarono al Liceo musicale di Bologna buoni nomi di direttori, Ferruccio Busoni per un solo anno di prova, Gino Marinuzzi attorno alla fine della guerra, Franco Alfano subito dopo, ma fra proposte respinte (per esempio da Mascagni) e nomine di poco conto e tempo l’assenza di una mano decisa si fece sentire a fondo. Forte la mano di Cesare Nordio, direttore dal 1925 al ’45 che firmò due nuovi regolamenti, uno subito e uno più tardi sulla falsariga di quelli dei Regi Conservatori italiani: così il pianoforte complementare spettò a tutti gli allievi di strumento, il quartetto d’archi divenne una classe specifica e la cultura musicale generale una nuova materia, la direzione d’orchestra assurse al rango di una classe vera e propria (peraltro la prima in Italia); poi che l’aula d’organo prese il nome di Respighi, la grande sala dei concerti quello di Bossi, tutto l’istituto quello di Padre Martini; e infine che il Liceo comunale diventò Conservatorio statale esattamente come gli istituti di Milano, Napoli, Parma e Palermo.

In linea con questi, dal 1945 a oggi il Conservatorio “Giambattista Martini” si è allargato a più materie e a sempre più allievi e insegnanti; ha esteso i locali fino a oltre trenta aule; ha goduto della direzione di Guido Guerrini, Lino Liviabella, Adone Zecchi, Giordano Noferini, Lidia Proietti, Carmine Carrisi, Donatella Pieri, musicisti attivi ora come compositori, ora come direttori d’orchestra e di coro, ora come solisti di strumento. A lato della magnifica chiesa di S. Giacomo Maggiore, comprendente un chiostro e affacciato sopra un altro chiostro, il Conservatorio di Bologna sta al n. 2 della piazza Rossini: piccola ma capace, nel 2004 la sua porta è quanto mai orgogliosa di poter dire, anzi cantare Io la Musica son, fra l’altro ben pronunciando l’iniziale pronome di persona del bel verso musicato da Claudio Monteverdi.

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