Prestiti, contaminazioni, dialoghi con la tradizione per la gioia dei sensi.

a cura di LUCA DAMIANI

Entroterre ha già una storia consolidata e importante e ciò è dimostrato da presenze stabili nella programmazione come Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini. La mia idea di festival, coniugata nella programmazione di Entroterre, si basa sul principio che ogni forma musicale per sua natura si sviluppa dalla possibilità di comunicare con altre realtà e culture. Così, ad esempio, è nata la musica barocca, attraverso il dialogo delle grandi scuole europee, così è nato il jazz che fonde le tradizioni francesi, inglesi, ebraiche con quelle provenienti dall’Africa.

Oggi, poi, la contaminazione e il concetto di prestito assumono una valenza costruttiva e creativa, e perciò sono state assunte come il fulcro della programmazione: ne sono stati esempio nella programmazione del 2019 le produzioni di Massimo Nunzi, il format “Invenzione a due voci” o Peppe Servillo in uno dei concerti all’alba. Ciò riguarda certamente l’esperienza musicale ma non solo: ENTROTERRE funziona anche e soprattutto quando vengono utilizzati tutti i nostri sensi. Ad esempio, nella nostra produzione, “Nobili Spettatori”, dove s’incrociano la scuola barocca, la sua forza dirompente e il piacere dell’esperienza, ovvero il dialogo con altre forme culturali e l’invenzione di nuove sinestesie. Oppure il format “DiVini Musica” dove si realizza una contaminazione e un dialogo tra i sensi grazie al fondamentale supporto del Seminario Permanente Luigi Veronelli che alza il valore della degustazione a percorso culturale.